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Shostakovich: Complete Symphonies

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Product details

  • Is Discontinued By Manufacturer ‏ : ‎ No
  • Product Dimensions ‏ : ‎ 13.89 x 13.49 x 4.29 cm; 350.11 Grams
  • Manufacturer ‏ : ‎ WARNER CLASSICS/PARLOPHONE
  • Original Release Date ‏ : ‎ 2006
  • Run time ‏ : ‎ 12 hours and 1 minute
  • SPARS Code ‏ : ‎ DDD
  • Label ‏ : ‎ WARNER CLASSICS/PARLOPHONE
  • ASIN ‏ : ‎ B000G6BJS0
  • Number of discs ‏ : ‎ 10
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Shostakovich: The Complete Symphonies - Mariss Jansons (10 CD)

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5.0 out of 5 stars SHOSTAKOVICH:IL PIU' GRANDE DOPO MAHLER IN OTTIME REGISTRAZIONI DELLA EMI
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5.0 out of 5 stars SHOSTAKOVICH:IL PIU' GRANDE DOPO MAHLER IN OTTIME REGISTRAZIONI DELLA EMI
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DIMITRI SHOSTAKOVICH (1906-1975)
Complete Symphonies (1-15)
Conductor: Mariss Jansons
Performer: Sergei Alexashkin, Larissa Gogolevskaja
Orchestra: Berlin Philharmonic Orchestra, Bavarian Radio Symphony Orchestra, Bavarian Radio Chorus, London Philharmonic Orchestra, Wiener Symphony Orchestra, Oslo Philharmonic Orchestra, St. Petersburg Philharmonic Orchestra, : Philadelphia Orchestra.
Recorded in: Stereo DDD (1988-2005)
Number of Discs: 10
Length: 8 Hours 27 Mins.
Release Date: 09/12/2006
Label: EMI/Warner Classics

PER CHI NON VUOLE LEGGERE TUTTO
Pierre Bolduc – di Audiophile Sound – ripete da anni che i cofanetti ci privano della bellezza della scelta del singolo disco: compriamo tutto e ci perdiamo molto perché riusciamo a “trattenere” solo poche cose. Il lunghissimo lavoro di Mariss Janson - con otto tra le migliori orchestre del mondo - è chiuso in questo cofanetto che vale la pena acquistare per interpretazione esecuzione e qualità del suono.
Per la musica di Shostakovic non ci sono solo Bernstein, Kondrashin, Mravinsky, Haitink, ma anche Mariss Jansons…ed Anndris Nelsons.

NOTE A MARGINE DELLA MUSICA
A) La lunghissima sinfonia No.7 è contenuta in un solo CD.
B) Interessante l’intervista a Mariss Janson contenuta nel libretto allegato al cofanetto.
C) Il CD 7 contiene anche parte delle prove di registrazione della sinfonia No.8.
D) Il CD 6 che contiene la “Sinfonia di Leningrado” è privo di difetti, diversamente da quanto lamentano i clienti americani.

SHOSTAKOVICH: IL PIU’ GRANDE SINFONISTA DOPO MAHLER
Tutto il mondo lo sa: gli audiofili sono dei “fanatici”, ma hanno dalla loro la capacità di saper riconoscere una buona registrazione. Spesso conoscono la musica che ascoltano meglio del recensore di turno. Qualche volta sono musicofili incalliti dotati di una attenzione all’ascolto che è di pochi altri “fanatici”. Quando ho comprato questo cofanetto , l’ho fatto per pura curiosità, avendo già una notevole quantità di incisioni delle sinfonie di Shostakovich (Bernstein, Kondrashin, Mravinsky, Ashkenazy, Nelsons, Previn, Haitink, Celibidache e… la “decima” di Karajan). La mia curiosità era per Mariss Jansons che conoscevo solo per l’ esecuzione della prima di Shostakovich alla guida dei Filarmonici di Berlino nel 1994 e contenuta in questo cofanetto. Insomma , ero curioso di ascoltare un direttore a me poco conosciuto interpretare uno dei mie autori preferiti su di una etichetta – la EMI - che ho amato quanto la DECCA. Eh si, perché in casa EMI – ai tempi di Walter Legge, produttore discografico, scopritore di talenti e fondatore della Orchestra Filarmonica di Londra - si aveva l’abitudine di registrare piazzando i microfoni lontani dal palco, in ventesima fila, perché il suono ha bisogno di spazio per diffondersi e toccare leggero l’anima dell’ascoltatore. E’ fu così che per mano di Walter Legge nacquero negli anni sessanta le grandi registrazioni della EMI (la nona e al quinta di Mahler con Barbirolli, il piano concerto di Shostakovich con Cluytens, la passione secondo Matteo di Bach con Klemperer, il Così fan tutte di Mozart con Karajan). Nelle registrazioni di Mariss Jansons – tutte avvenute in epoca digitale tra il 1988 ed il 2005 e nessuna inserita mai tra le migliori registrazioni del secolo - il senso del palcoscenico c’è tutto per intero. Ecco spiegati i pianissimi ed i fortissimi che come tali devono essere “sentiti” dall’ascoltatore. La capacità di restituire con la giusta gamma di volumi i pianissimi ed i fortissimi di una incisione di qualità è quel parametro acustico che si definisce “dinamica”. Questa qualità qui c’è: nessuna manomissione in fase di rimasterizzazione, tanto che la “Prima Sinfonia” diretta da Jansons alla guida dei Berliner e registrata nel 1994, produce un suono praticamente uguale confrontando le mie due incisioni: quella rilasciata nel 2001 e quella del cofanetto in questione pubblicata nel 2006. E’ il buon lavoro dell’ingegnere del suono Mike Clements della EMI a rendere questa incisione una buona registrazione. L’audiofilo impenitente sa che una cattiva registrazione resta inascoltabile a prescindere dalla qualità dell’impianto di riproduzione, e che un incisone audiofila sarà tanto più godibile quanto migliore è l’impianto di riproduzione. L’alta fedeltà è niente altro che la fedeltà delle elettroniche al contenuto di una registrazione. Nessuna necessità di modificare la manopola del volume, indice di una registrazione di qualità. Timbrica, dettaglio, dinamica e palcoscenico ascoltati nella “prima di Shotakovich” vengono restituiti con il giusto equilibro tonale , tanto che la tromba in apertura del primo movimento appare nitida ed alla giusta distanza, come sei io fossi accomodato, appunto, in ventesima fila ! Ma le registrazioni della EMI – così come tutte le registrazioni del mondo – hanno bisogno di un adeguato ambiente di ascolto. A teatro spegniamo i nostri telefonini, facciamo silenzio ed evitiamo addirittura di tossire per cogliere ogni suono possibile. A casa spesso stravolgiamo la buona abitudine di un ascolto attento: finestre aperte, gente che vaga per casa, telefoni che squillano e magari la lavatrice che fa il proprio lavoro, lamentandoci, poi che “ i pianissimi “ ci costringono ad alzare il volume. Mancando il giusto silenzio inveiamo contro una registrazione di cui non si conosce la filosofia. Spesso anche l’audiofilo è un cattivo ascoltatore.
E veniamo ad una mia personale considerazione. La “quinta” di Jansons registrata nel 1997 alla guida dei “Wiener” a me non piace. Da sempre, per me e molti altri, la “quinta” è quella di Bernstein del 1959 dove si “respira” la tensione della Symphony Hall di Boston, in una ascesa di emozioni mai superata. Mariss Jansons, rispetto a Bernstein, opta per un tempo più lento, forse scelta più corretta ad esprimere le “intenzioni” del compositore “costretto a rallegrarsi….ma non troppo” sotto l’ombra di Stalin. L’esecuzione di Bernstein resta ineguagliabile per le capacità che la musica ha di coinvolgerci emotivamente. ll largo del terzo movimento della “quinta” è un momento di introspezione e di pietà, forse un atto di sincera devozione alle ragioni ideali della musica, oltre le contingenze della storia. Si tratta di “ vette esecutive” mai più raggiunte. Qui l’audiofilo tace per lasciare spazio alla musica!
Nell’allegro dell’ottava, Mariss Jansons, mostra il suo genio direttoriale e la capacità dell’Orchestra di Pittsburg di generare tutte le paure che la guerra tragicamente si porta con sé. E lo fa attraverso un vertiginoso movimento degli archi, un rullare di tamburi ed il frastuono delle grancasse inframmezzato allo stridore delle trombe. La guerra grida, fa piangere e spaventa ! La registrazione della EMI è magnifica nel rendere tutto quanto l’orchestra riesce a suonare: seduto in ventesima fila sembro trascinato nel bel mezzo di una tragedia. La dinamica è un colpo di cannone sparato in pancia ! In musica non servono gerarchie, ma questa registrazione del 2001 mi ricorda quella della Deutsche Grammophon del 2016 con il direttore lettone, Andris Nelsons, alla guida della orchestra sinfonica di Boston. Qui, con una dinamica ai limiti della eccellenza, la forza della musica sembra sconfiggere, oltre le stesse intenzioni dell’autore, Stalin e la sua ombra . Una magnifica esecuzione della ottava di Shostakovich.
Probabilmente la “settima” è quella che più di tutte le altre mette a dura prova la qualità di una registrazione, l’impianto di ascolto e Mariss Jansons. Eseguita dall’orchestra di Pietroburgo la incisione risale al 1988 ed è la più datata dell’itero cofanetto. Siamo agli albori dell’era digitale, ma il mio impianto domestico riesce a restituire l’enormità delle masse orchestrali che producono un impatto sonoro tipico di sole poche altre incisioni. Ed in questo ben di Dio di suoni e frastuoni militari, di inni patriottici di un popolo che lotta contro la tirannia “tedesca”, di temi banali presi a prestito dalla “Vedova allegra” di Lehar, Mariss Jansons riesce a districarsi nei meandri di un “grossa” sinfonia che forse grande non è. Ecco il divertimento dell’audiofilo “Settima sinfonia”, disco 6, traccia 1, tempo 5:57 inizia il tema più conosciuto della Leningrado: un pianissimo rullare dei tamburi inframmezzato dai fiati che piano piano salgono di tono fino alla esplosione finale con grancasse archi e legni che suonano sempre più forte. E cosa ci viene in mente qui? E’ l’ostinato crescendo del “Bolero” di Ravel che Shostakovich utilizza per mostrarci il disumano, meccanico ineluttabile sopravvento della guerra sulle aspirazioni di pace del genere umano. Questo il gioco della riproduzione sonora che dura oltre 12 minuti. Questa è la bellezza della musica ben riprodotta. Qui perde solamente chi ancora crede che un MP3 valga una registrazione “audiofila”. E chi non ha ancora compreso che c’è una musica “debole” ed una musica “forte” (tanto per citare Qurino Principe). Ma la musica è divertimento, e l’audiofilo lo sa ! Allora, attraverso il player digitale Audirvana Plus , l’iMac e l’impianto di riproduzione con DAC a corredo, cerco ed ascolto l’ultimo movimento della settima di Shostakovich nella medesima versione che ho appena finito di ascoltare su dischetto (CD 6, registrazione del 1988). Si tratta di un file in FLAC a 16 bit/44,1 kHz, ovvero un file con qualità CD. Le differenze sono appena percettibili, in quanto l’ascolto in FLAC sembra possedere un “suono più morbido” di cui è priva la registrazione su CD, ma per il resto il suono non si discosta poi tanto, con pianissimi e fortissimi che rispecchiano la filosofia della riproduzione acustica di casa EMI e con timbrica, dettaglio, dinamica proprie della registrazione in CD. Questo vuol dire, verosimilmente, che i masters originali non sono stati affatto manomessi dai tecnici della Warner. La riproduzione è un arte, e questo lo sapevano Glenn Gould, Georg Solti e Walter Legge.
La quarta di Shostakovich – incisa da Jansons nel 2004 con la Bavarian Radio Symphony Orchestra – è un ottimo esempio di quanto sia difficile riprodurre in disco una “sinfonia difficile” come la quarta. Antiborghese e rivoluzionaria la quarta? Per paura di essere tacciato di “formalismo borghese”, per le critiche e le minacce ricevute dall’apparato socialista, Shostakovich decise la sua “abiura”: lasciò nel cassetto il pentagramma della quarta e si dedicò alla composizione della quinta, eseguita per la prima volta a Leningrado nel 1937.La quarta verrà eseguita solo nel 1961, a Mosca, sotto la direzione di Kondrashin. Ma si sa , l’audiofilo impenitente è un ignorante, e poco gli importa dei travagli esistenziali di un artista che ha dovuto convivere con Stalin. Ci importa sapere che la quarta è la “più mahleriana” delle sinfonie di Shostakovich. Ma con una differenza. Le marce di Shostakovich avevano un valore simbolico rispetto a ciò che era avvenuto o che avveniva durante la vita stessa del compositore russo , mentre le marce del sinfonismo mahleriano davano a quel tempo, al tempo di Mahler, l'impressione di una celebrazione dell'impero austro-germanico, ma erano impietosamente profetiche di un mondo di terrore che stava per avvenire (siamo all’inizio del novecento). Il terrore c’è tutto nel “fagotto solo” che marcia tra temi spesso prospettati una volta sola e mai più ripresi inseriti in fantasmagorici episodi contrastanti, come se la vita difficile dell’autore si riversasse tra le note del pentagramma. L’assolo di fagotto, in una sorta di scherzo che è la parte centrale del primo e lunghissimo movimento (28 minuti circa), introduce un vertiginoso fugato degli archi che il virtuosismo degli orchestrali della radio bavarese traduce in una esecuzione ostinata, incalzante e che lascia con il fiato sospeso anche l’ascoltatore disabituato a tanta buona musica. Timbrica e dettaglio per una grande sinfonia !
Ed eccoci alla decima sinfonia, quella più mahleriana, quella eseguita nel 1953 dopo la morte di Stalin, quella che in un moto ondivago ora si avvicina ed ora si allontana dal sinfonismo classico tra movimenti brevi – i 4 minuti dell’allegretto – e movimenti interminabili – i 22 minuti del moderato iniziale. Fu registrata nel 1994 con Janson alla guida dell’Orchestra di Filadelfia al Memorial Hall Fairmount Park di Filadelfia, una sala riconosciuta come uno dei luoghi meno risonanti, per cui la registrazione restituisce un suono netto, secco, e con una timbrica senza particolari coloriture. Il rullare dei tamburi in lontananza è quello delle migliori registrazioni ed il tema esposto dai violoncelli e contrabassi nel “moderato” si esibisce in una lunga e insinuante melodia.
Forse non è un bene che l’audiofilo si dilunghi sullo stile, forma e contenuti musicali di una sinfonia come la quattordicesima di Shostakovich dedicata a Benjamin Britten. Composta nel 1969 è un insieme 11 canti su testi di Apollinaire (3-8), Rilke (10-11) , Garcia Lorca (1-2), Vilgelm Kyukhelbeker (9) per basso, soprano, archi, e percussioni. Quando fu rappresentata nel 1970 in Inghilterra, Benjamin Britten ne baciò il copione alla fine di una rappresentazione accolta calorosamente dal pubblico inglese del Festival di Aldeburgh. E’ la più personale , anticonformista, tra le composizioni di Shostakovich, una meditazione sulla morte nel suo aspetto più emozionale, immediato, umano. Ma nonostante la “gravità del tema”, l’audiofilo riesce a trarne grande soddisfazione. La registrazione del 2005 – l’ultima di Jansons con la EMI – è quella che per chiarezza e timbrica è un gradino sopra la altre, forse lontana da quella filosofia sonora della EMI di cui si discuteva precedentemente, ma con una qualità del dettaglio che è di poche altre registrazioni. Gode l’orecchio dell’audiofilo alla bella voce del basso che impegna i grandi diffusori, tra colpi di frusta, nacchere e celesta (quanto Bartok c’è qui !). Una di quelle incisioni capaci di far fare bella ( o brutta) figura ad un impianto di riproduzione. La riproduzione è un arte, come il canto!
Ma l’audiofilo è anche un appassionato “guardone”. Come dimenticare il Waltz No.2 dalla Jazz Suite di Shostakovich (CD 9) colonna sonora dell’ultimo film di Kubrick, “Eyes Wide Shut” del 1991? Si trattava di una registrazione che Chailly fece del 1991 alla guida della Royal Concertgebouw Orchestra. Mi è sempre piaciuta, ma ora quasi preferisco l’esecuzione di Jansons, più ritmata. Più vicino agli stilemi del jazz che alla musica “classica”.
Mi fermo qui ricordando quella parte dell’intervista a Mariss Jansons contenuta nel libretto allegato che definisce “Shostakovich il più grande sinfonista dopo Mahler”.

DISCO 1
Symphony no 1 in F minor, Op. 10
Orchestra: Berlin Philharmonic Orchestra
Written: 1924-1925; USSR
Length: 31 Minutes 56 Secs.
Date of Recording : Philharmonie, Berlin, Germany (15-20.061994)

Symphony no 15 in A major, Op. 141
Orchestra London Philharmonic Orchestra
Written: 1971; USSR
Length: 45 Minutes 45 Secs.
Date of Recording EMI Abbey Road Studio No. 1, London (14-16.04.1997)

DISCO 2
Symphony no 2 in B flat major, Op. 14 "To October"
Orchestra: Bavarian Radio Symphony Orchestra, Bavarian Radio Chorus
Written: 1927; USSR
Length: 18 Minutes 18 Secs.
Date of Recording : Herkules Hall, Munich, Germany (29-30.06.2004 and 10.01.2005)

Symphony no 12 in D minor, Op. 112 "To the Memory of Lenin - 1917"
Orchestra: Bavarian Radio Symphony Orchestra, Bavarian Radio Chorus
Written: 1961; USSR
Date of Recording: 26-28.062004, Herkules Hall, Munich, Germany
Length: 39 Minutes 51 Secs.

DISCO 3

Symphony no 3 in E flat major, Op. 20 "First of May"
Orchestra: Bavarian Radio Symphony Orchestra, Bavarian Radio Chorus
Written: 1929; USSR
Date of Recording Length: 58 Minutes 9 Secs.
Herkules Hall, Munich, Germany (10-12.01.2005)

Symphony no 14 in G minor, Op. 135
Performer: Sergei Alexashkin (Bass), Larissa Gogolevskaja (Soprano)
Orchestra: Bavarian Radio Symphony Orchestra
Written: 1969; USSR
Length: 48 Minutes 6 Secs.
Date of Recording: Herkules Hall, Munich, Germany (7-8.10.2005 and 11-12.11.2005)

DISCO 4
Symphony no 4 in C minor, Op. 43
Orchestra: Bavarian Radio Symphony Orchestra
Written: 1935-1936; USSR
Length: 73 Minutes 22 Secs.
Date of Recording: Stadthalle Germering, Germany (9-12.02.2004)

The Gadfly Suite, Op. 97a: Romance
Orchestra: London Philharmonic Orchestra
Written: 1955; USSR
Length: 6 Minutes 14 Secs.
Date of Recording: EMI Abbey Road Studio No. 1, London (14-16.04.2014)

DISCO 5
Symphony no 5 in D minor, Op. 47
Orchestra: Vienna Symphony Orchestra
Written: 1937; USSR
Length: 74 Minutes 12 Secs.
Date of Recolrding: Musikverein, Vienna (7-14.01.1997)

Symphony no 6 in B minor, Op. 54
Orchestra: Oslo Philharmonic Orchestra
Written: 1939; USSR
Length: 27 Minutes 46 Secs.
Date of Recording: Oslo Concert Hall, Norway (25-30.01.1991)

DISCO 6
Symphony no 7 in C major, Op. 60 "Leningrad"
Orchestra: St. Petersburg Philharmonic Orchestra
Written: 1941; USSR
Length: 68 Minutes 26 Secs.
Date of Recording: Oslo Concert Hall, Norway (22-23.04.1988)

DISCO 7
Symphony no 8 in C minor, Op. 65
Orchestra: St. Petersburg Philharmonic Orchestra
Written: 1943; USSR
Length: 74 Minutes 58 Secs.
Date bof Recording: Heinz Hall, Pittsburgh, PA (9-11.02.1991)

Rehearsal sequence
Sezione di prova
Lenght: 12 Minutes 41 Secs

DISCO 8
Symphony no 9 in E flat major, Op. 70
Orchestra: Oslo Philharmonic Orchestra
Written: 1945; USSR
Length: 23 Minutes 16 Secs.
Date of Recording: Oslo Concert Hall, Norway (25-30.01.1991)

Symphony no 10 in E minor, Op. 93
Orchestra: Philadelphia Orchestra
Written: 1953; USSR
Length: 51 Minutes 10 Secs.
Date of Recording: Memorial Hall,Fairmount Park, Philadelphia (5-7.03.1994)

DISCO 9
Symphony no 11 in G minor, Op. 103 "Year 1905"
Orchestra: Philadelphia Orchestra
Written: 1957; USSR
Length: 63 Minutes 37 Secs.
Date of Recording: Giandomenico Studios, Collingswood, NJ
8-11.03.1996

Suite for Jazz Orchestra no 1, Op. 38b
Orchestra/Ensemble: Philadelphia Orchestra
Written: 1934; USSR
Date of Recording: Giandomenico Studios, 8-11.03.1996
Length: 8 Minutes 20 Secs.

Suite for Jazz Orchestra no 2, Op. 50b: no 6, Waltz II
Orchestra: Philadelphia Orchestra
Written: 1938; USSR
Date of Recording: Giandomenico Studios 8-11.03.1996
Length: 3 Minutes 44 Secs.

Tahiti Trot, Op. 16 "Tea for Two"
Orchestra: Philadelphia Orchestra
Written: 1928; USSR
Date of Recording: Giandomenico Studios 8-11.03.1996
Venue: Giandomenico Studios, Collingswood, NJ
Length: 3 Minutes 31 Secs.

DISCO 10

Symphony no 13 in B flat minor, Op. 113 "Babi Yar"
Performer: Sergei Alexashkin (Bass)
Orchestra: Bavarian Radio Symphony Orchestra, Bavarian Radio Male Choir
Written: 1962; USSR
Date of Recording: Herculessaal, Munich, Germany 12-15.01.2005
Length: 60 Minutes 14 Secs.

I DUE IMPIANTI DI ASCOLTO:DA SCRIVANIA E DA PAVIMENTO
1° IMPIANTO:Amplificatore ibrido e CD player della Unison Research, diffusori da pavimento Opera V, pre phono MM/MC Audio Analogue “Aria”, giradischi Clearaudio Emotion, Aurum Beta MM, Sumiko Blue Point, MM, cavi di segnale Van den Hul MC D 300 MK III Hybrid , cavi di potenza YBA, ....e casa mia.
2°IMPIANTO: Amplificatore Marantz PM 6006, lettore CD Marantz 6005, diffusori da scaffale Chario Syntar 516 R 89 dB, i Mac, player digitale Audirvana Plus, streaming attraverso TIDAL ed ascolto in FLAC (Free Lossless Audio Codec: 16 bit/44,1 KHz), cavi di segnale Van den Hul MC D 300 MK III Hybrid in alternativa all’Audioquest Golden Gate RCA da 1 mt, cavi di potenza Van den Hul CS-122 Hybrid da 3 mt, cavi di alimentazione SB3 di Audiocostruzioni, stabilizzatore di tensione Vultech GS-1000 AVR.
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Kevin
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